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Angelo Piselli

Nato a Riccione (RN)

3 Maggio 1964

Ciclista dal 2002

Un ringraziamento a

2009: RATA – Race Across The Alps

R.A.T.A.La R.A.T.A. è una gara Ultracycling alla quale partecipa solamente chi negli anni precedenti si è distinto in gare oltre i 600 km. Tra questi la scelta è insindacabilmente effettuata dall’organizzazione che accetta non più di 50 atleti su alcune centinaia di domande provenienti da tutta Europa. Alla R.A.T.A. hanno partecipato e vinto, nelle 8 edizioni precedenti, vari campioni di ciclismo tra cui lo scomparso Jure Robic, atleta Sloveno divenuto simbolo del mondo Ultracycling per le sue tante vittorie alla Race Across America.
Il percorso della R.A.T.A attraversa l’Austria, l’Italia e la Svizzera, passando per le più celebri salite che hanno reso mitico il Giro d’Italia ed il Giro di Svizzera: dal Passo dello Stelvio, che si percorre su due versanti, al Passo Gavia, dal Mortirolo al Bernina per non dimenticare il Fleulapass e l’Offenpass Svizzeri. Il percorso, insinuato tra queste mitiche montagne, è di km 525 con un dislivello totale di 13.650 metri sul mare, da portare a termine in un tempo massimo di 32 ore.
Spinto dalla buona prestazione ottenuta alla “Night & Day” di Cesenatico, in giugno parto con tutti i buoni propositi per Nauders (Austria), da dove ha inizio la R.A.T.A.
Mi accompagna il mio inseparabile fratello Massimo e per la prima volta un mio amico di bicicletta Francesco Tiraferri “Chino”, che a 70 anni sui pedali ancora dà del filo da torcere a parecchi ragazzi. Anche lui diventa insostituibile accompagnatore e sostenitore.
La gara parte alle ore 12 del 19 giugno ed inaspettatamente ci aspettano giornate fredde e piovose che diventano nevose già in cima al primo passo, lo Stelvio. Non mi abbatto e continuo con molta forza di spirito. Alle 20.00 mi trovo ai piedi del Mortirolo con 200 km fatti e tanta soddisfazione perché ero in tabella di marcia per concludere la gara sotto le 25 ore. Ho voluto strafare, ho voluto affrontare il Mortirolo senza prima fermarmi a mangiare ed ho commesso un errore che ha compromesso la mia riuscita. Infatti ho raggiunto la vetta solamente dopo 1 ora e 45 minuti, un’eternità. Mi ritrovo infreddolito, assonnato e con lo stomaco ormai chiuso e non più ricettivo. Nonostante ciò mi riprendo un po’ e vado ad affrontare l’Aprica ed il Bernina alle 5.00 del mattino: mi ritrovo in preda ad allucinazioni, mi fermo al bivio di Livigno poco prima della vetta, mi rendo conto che non ho più forza, i miei accompagnatori mi obbligano a mangiare, ma io non riesco, mando giù, ma dopo poco vomito. Continuo a pedalare, ma ormai l’andatura è lentissima. Viene il giorno ma il sole non c’è, rimane una temperatura che varia da -2 a 0 gradi, nevica in cima al Bernina. Affronto la discesa, non riesco a fare velocità perché è bagnato, nevica, tremo come una foglia ed ho paura di cadere. L’agonia prosegue fino al km 440 dove mi fermo, scendo dalla bicicletta e non risalgo più, mi ritiro.
Lo sconforto che mi assale è totale, penso  di non essere in grado di affrontare vere sfide, torno a casa e fatico a riprendere a pedalare, sono molto demoralizzato. In questo momento la parte del leone la fa la mia famiglia ed i miei amici di bicicletta, che mi esortano a continuare a pedalare per raggiungere  quello che mi ero prefissato.


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