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Angelo Piselli

Nato a Riccione (RN)

3 Maggio 1964

Ciclista dal 2002

Un ringraziamento a

Allenamento in Maremma

Libertà, in questo momento, usare questo termine per un viaggio in bicicletta, può sembrare quasi una bestemmia, perché questa parola racchiude significati forti e per questa parola molti hanno donato la vita, ma è l’unica parola che mi continuava a girare in testa in questo weekend passato con lei, la mia bicicletta. E’ cominciato tutto quando a Genova, il 26 gennaio, finita la Genova-Sanremo-Genova, ho chiesto a Fulvio Gambaro, fantastico organizzatore di Rando, quale fosse la prossima nel suo calendario. Lui con l’entusiasmo che lo contraddistingue, mi ha detto fiero: il 16 febbraio IL GIRO DELLA MAREMMA. Ancora non avevo finito la trasferta di Genova e già pensavo a quel “GIRO DI MAREMMA”. Occasione imperdibile. L’indomani controllo sul sito il percorso, e comincio a maturare, con sempre maggiore convinzione, l’idea di andare all’appuntamento in bicicletta. A parole era tutto facile, mi ripetevo: Chiami Nico (un caro amico attualmente residente a Livorno), chiedi se ti può ospitare per due notti e la fai tutta in bicicletta… In un attimo ero già su -openrunner- a tracciare e scegliere il percorso migliore: Passo del Muraglione da Forlì e via verso Firenze oppure Passo di Via Maggio verso Arezzo e poi Livorno. Indubbiamente Passo del Muraglione, calcolo i 278 km con quasi 2000 metri di dislivello e ritengo sia accettabile. Praticamente ancora non avevo realizzato, che già avevo scaricato la traccia sul Garmin, ormai lo dovevo fare. L’allenamento mi serve, questi quasi 900 km in tre giorni con il recupero della notte sono un buon viatico per testare la condizione, le previsioni meteo sono più che discrete con rischi minimi di pioggia e quindi: FACCIAMOLO. Sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 febbraio. Preparo la richiesta di ferie immediatamente comprendendo anche il venerdì precedente la partenza. Le giornate passano in un lampo, arriva il venerdì e dalla mattina inizio a preparare quanto necessario, chiaramente dopo due orette trascorse a pedalare nella mia Valmarecchia. Comincio con il materiale per la bicicletta: controllo l’efficienza delle luci, provo il nuovo portapacchi Topeak, monto il faro sul manubrio e sulla borsa gli adesivi rifrangenti, controllo catena, freni, ingrassamento pacco pignone “et voilà”, lei è pronta. Ora con la borsa in casa a preparare il bagaglio, attentissimo a non caricarmi troppo, metto dentro lo stretto necessario che al peso significano circa 14/15 kg in più. Decido di partire alle 5.30. Arrivata l’ora di cena mi preparo circa due etti di riso ed una bella bistecca per poi cercare di mettermi immediatamente a dormire per riposare il più possibile, ma come spesso accade, come da bambino prima di una gita, non riesco a prendere sonno, pensando e ripensando a qualsiasi possibile dimenticanza o leggerezza possa avere commesso. Il suono della sveglia mi fa rendere conto che, invece, sono riuscito ad addormentarmi.

Sono le 4.30 dopo una abbondante colazione, sono carico come una molla, mi vesto e vado in garage a caricare la bicicletta con il borsone, innestandolo diligentemente ed assicurandomi ancora una volta di avere fatto tutto, ripassando mentalmente ogni fabbisogno possibile. Ebbene è tutto ok, posso partire. Dopo due ore circa e, cosa più importante, dopo avere preso confidenza con il peso della bicicletta, arrivo a Forlì e mi avvio verso il passo del Muraglione. E’ sabato, le strade non sono molto trafficate, comincio a darmi punti di riferimento seguendo attentamente le indicazioni per i paesi che seguiranno sulla mia strada: Castrocaro, Dovadola, Rocca S.Casciano, Portico e San Benedetto e San Benedetto in Alpe, poi il passo a 905 metri di altezza, ma quello che più importa con 110 Km fatti e, nonostante il bagaglio, 4 ore poco più. Ora la strada scende tutta, riprendo dopo una breve sosta per un caffè al bar in cima e via via attraverso paesi che fino a quel momento avevo visto solo sulla cartina. Dicomano, Pontassieve, arrivo a Firenze e mantengo la strada per Lastra a Signa, Empoli fino all’Aurelia, sono le 15:45 e sono a tre Km da Livorno. Sono arrivato, chiamo il mio amico e con lui arrivo a destinazione all’interno della città. 282 Km fatti 10 ore e 15. Sono molto felice di essere arrivato e di vedere il mio amico. Nico è un grande personaggio con il quale ho diviso tante esperienze lavorative del mio passato a Rimini, che ho il piacere di ricordare come accade quando ci si rivede dopo molto tempo. Mi fa conoscere un Livornese, Claudio, con il quale solo dopo alcuni minuti mi raccontavo come se lo conoscessi da anni. Racconto loro i miei progetti riferiti alla bicicletta, che mi hanno portato ad arrivare a Livorno. Claudio, un altro tipo atletico, ha partecipato a due “100 km del passatore” portandole entrambe a termine, ma si stupisce di questo viaggio, non lo crede possibile seppur si deve arrendere all’evidenza e chiaramente, come tutti gli amanti delle grandi distanze, sia a piedi che in bicicletta, rimane affascinato da questo modo di fare sport. L’indomani alle 5:00 parto in macchina con Nico e mi reco a Suvereto, dove ritrovo un nutrito numeri di amici di bicicletta con i quali mi incontro in queste occasioni. Due su tutti “Jimmi” Vignati l’instancabile, e l’organizzatore Fulvio “Fachiro” Gambaro: belle persone, vere. Poco prima delle 6:00 mi congedo da Nico con il quale ci accordiamo per il ritorno del pomeriggio, e mi accodo al gruppo. Si sente qualche goccia di pioggia, ma a nessuno crea preoccupazione. Foto di rito alla partenza e via verso il centro della Maremma. L’andatura è ottima per me che venivo da quasi trecento chilometri del giorno prima. Inizio a scambiare qualche parola con Zannoni Claudio, un uomo di Cesena con il quale avevo già pedalato il ritorno in Liguria, poi mi ritrovo a fianco di “Jimmi” e con lui comincio a parlare dei suoi programmi che ho letto annunciati su Facebook. Correrà, insieme ad altri presenti anche loro nel giro che era appena partito, alla TRANSCONTINENTAL, una pedalata di 3.300 km circa che partirà da Londra ed arriverà ad Istanbul, passando solo per tre controlli obbligati in tre stati diversi, lasciando liberi i partecipanti di scegliere la strada a loro più confacente. SPETTACOLARE. Ecco cosa succede, a mettere un bambino goloso di cioccolato davanti ad un barattolo di nutella. Sono iniziati i racconti sulla preparazione del progetto, del viaggio dei materiali, le suddivisioni degli incarichi tra gli amici che parteciperanno, almeno una decina, ribadisco SPETTACOLARE, una emozione unica. Ci si rende conto di quante persone amino questo modo di  fare bicicletta. Nel frattempo passano una sessantina di chilometri e ci ritroviamo nella zona del famoso vino di Scansano. Inizia qualche salitella ed allora ognuno, come succede spesso, prende il proprio passo per cercare di arrivare alla fine senza dovere soffrire più del necessario, godendosi di tutto punto il paesaggio che la natura ci offriva. Io con Zannoni ed altri due, Fabrizio Bottazzi e Alberto Seligardi. Con Fabrizio avevo già pedalato alla Londra-Edinburgo. Arriviamo ad Orbetello tra chiacchiere di progetti ed  aneddoti, divertenti ore passate insieme. Riprendiamo la strada verso Suvereto. Il tempo vola, i Km anche, riusciamo ad arrivare al bar Sugheraia di Suvereto dove, previo accordo telefonico, arrivano quasi in concomitanza Nico e Claudio. Ci prendiamo un caffè, io mangio qualcosa e ripartiamo alla volta di Livorno dove Claudio vive fin da bambino. In effetti si sente, me la racconta nei particolari  che solamente chi l’ha vista da sempre, conosce: “La piccola Venezia”, la Accademia della Marina, la storia del Porto, ed altro. Veramente interessante. Arriviamo a casa; doccia necessaria, ed a seguire, appetitosa cena  in ristorante consigliato. Bellissima serata. Ma non si può fare tardissimo anche perché ricordo ai miei commensali che l’indomani avrei dovuto percorrere ancora i chilometri che mi avevano portato in quel bel luogo. Dopo i saluti e la promessa di rivederci in Romagna, potendo così ricambiare l’ospitalità, arriva l’ora del rientro. Sveglia puntata alle 5:00 del mattino e via sotto le coperte cercando di recuperare il più possibile. Il silenzio della camera, l’adrenalina che circolava per il meraviglioso giro fatto e la serata appena conclusa, mi ha  fatto rimanere per almeno un’ora con gli occhi aperti a pensare e ripercorrere tutta la giornata. La sveglia inesorabile dà il via alla nuova giornata, la terza da concludere con trecento km di distanza. Sistemato il “sottosella”, la parte anatomica che potrebbe più risentire nell’arco della giornata, sono pronto per partire. Saluto il grande Nico e via alla volta di Firenze, da dove prenderò nuovamente il Muraglione  scollinando in terra Romagnola. Non so, sarà stato l’entusiasmo di tornare a casa oppure il fatto di non sentire la stanchezza ed avere le gambe che giravano come un orologio, la strada vola ed a ritroso mi rivedo tutti i paesi e città che mi avevano visto passare il sabato precedente. Mi fermo ad Empoli a mangiare un paio di panini in un Bar e me ne faccio preparare uno da portare con me. Al Passo del Muraglione mi devono venire incontro Max (Massimiliano Dall’Ara) e Franz (Francesco Magnani), due amici che mi seguiranno quest’anno nella mia esperienza di Ultracycling che sto preparando. Franz è il video reporter e Max è il Web designer. Mi devono fare alcuni scatti per approntare il nuovo sito dove presenterò ufficialmente il tentativo che andrò a percorrere alla fine di Aprile. Passato Dicomano, dopo un errore di percorso costatomi un aggravio di 25 km a quelli percorsi, ho iniziato il Muraglione: una salita che se fatta in buone condizioni fisiche, è abbastanza abbordabile anche per un “OMONE” (così mi ha chiamato il Grande Fabio Biasolo quando vinsi a suo scapito il campionato Italiano di Ultracycling nel 2011 al Montello -TV-) come me, ma con il bagaglio, un po’ di stanchezza che si stava accumulando, decido di fare la salita tutta in agilità senza forzare per niente. Arrivo in cima godendomi il paesaggio, anche se abbastanza grigio dovuto alle condizioni meteo, sempre affascinante per colori e panorami. Cavolo, il bar al valico è chiuso ed i miei due amici, sentiti telefonicamente ancora non si vedono. Mi copro e inizio a scendere. Dopo circa 5/6 km ecco che li incontro. Siamo a San Benedetto in Alpe. Sono d’accordo che ci fermiamo al primo bar che troviamo sulla strada. Rocca S.Casciano, primo Bar aperto ci beviamo un caffè, racconto un po’ le mie due precedenti giornate poi impaziente di ripartire, consegno loro il bagaglio che ho con me e comincio a pedalare verso Forlì. La strada in leggera discesa per tutti quei km mi permette una buona andatura dando del materiale a Franz per le sue riprese e fotografie. Sono molto contento, in poco meno di una ora e venti copriamo la strada che ci separa da Forlì e lì i ragazzi mi lasciano riconsegnandomi, ahimè, le sacche da attaccare alla bicicletta. Pazienza, ora l’andatura sarà più tranquilla, meno da corsaiolo, ma va bene così mi sono sfogato ora posso tirare fiato, saluto e ringrazio Franz e Max e mi avvio verso la mia Valmarecchia. Dopo un’ora e mezzo comincio a vedere la luce verde di Torriana (RN), sono vicino e mi rendo conto di aver pedalato 900 km in tre giorni vivendo paesaggi di una bellezza che solo la nostra Italia può offrire, condividendo il tutto, con amici nuovi e vecchi, ma sempre con lo stesso spirito:

LIBERTA’.

GRAZIE A TUTTI, particolarmente alla mia famiglia ed un grosso in bocca al lupo a tutti coloro che per un motivo od un altro hanno deciso di affrontare percorsi ed avventure che li porteranno a vivere esperienze uniche che non dimenticheranno mai.


2 commenti

  1. Ho appena letto l’articolo dove, con dovizia di particolari e con entusiasmo, parli del tuo allenamento in maremma e del senso di libertà che vivi facendo questo. I sentimenti che provi pedalando sono gli stessi che provo anch’io, il godere dei paesaggi, della natura che circonda , della compagnia di persone che condividono lo stesso sport faticando si, ma raggiungendo soddisfazioni uniche. Io, per molti motivi, non sono in grado e non aspiro a fare quello che tu e altri come te state facendo , nutro però una grande ammirazione e sono convinto che le mie uscite siano appaganti allo stesso modo delle vostre, l’importante è vivere la bicicletta nel modo più naturale e semplice Mi complimento con te per le imprese che hai fatto finora e per le future ed in attesa di leggere altri articoli entusiasti come questo, un sincero in bocca al lupo- Corrado Cenni

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